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Informazioni Isola d'Ischia Geografia Ischia e la teoria dell'horst vulcanico-tettonico

Ischia e la teoria dell'horst vulcanico-tettonico - Isola d'Ischia

Ischia e la teoria dell'horst vulcanico-tettonico
Informazioni Isola d'Ischia Geografia

Ischia e la teoria dell'horst vulcanico-tettonico

Il geologo Alfred Rittmann fu il primo a sostenere la teoria dell'horst
Secondo il geologo svizzero Alfred Rittmann (1893 - 1980), padre della vulcanologia moderna in Europa, la peculiarità geologica dell'isola d’Ischia risiederebbe nell’avere una camera magmatica di prevalente sviluppo orizzontale e non, quindi, un unico condotto vulcanico, o cratere, come nel caso del Vesuvio e dell’Etna.



La prima, clamorosa, conseguenza di questa posizione, che lo scienziato svizzero formulò per la prima volta nel 1930, è che l’intera isola sarebbe nient’altro che la parte emersa di una caldera vulcanica ancora attiva. Il secondo, implicito, risultato di una simile affermazione fu, invece, che il Monte Epomeo non sarebbe un edificio vulcanico in senso classico, ma l’esito di un millenario processo di innalzamento di materiale piroclastico tufaceo (risorgenza calderica), sotto la spinta dinamica di due fattori: da un lato, le tensioni dei sistemi di faglie presenti lungo il margine tirrenico; dall’altro, la spinta verticale della camera magmatica presente sotto l’isola che, a sua volta, creerebbe e modificherebbe di continuo il complesso sistema di faglie dell’isola, determinandone anche i periodici eventi sismici (naturalmente avendo come riferimento le diverse ere geologiche).

Proprio l’intensa attività idrotermale in corrispondenza delle faglie marginali del Monte Epomeo, su tutti e quattro i versanti dell’isola, avvalora questa posizione scientifica, oggi universalmente riconosciuta come valida e nota come teoria dell’horst vulcanico-tettonico. Di più, la relativa uniformità della composizione chimica delle acque e dei gas fumarolici campionati in varie aree dell’isola sarebbe un’ulteriore testimonianza dell’esistenza di un unico serbatoio profondo (o reservoir) che li alimenta.

Resta la difficile investigazione del nesso scientifico tra attività magmatica e conseguente rischio sismico, con la conseguente difficoltà a elaborare modelli predittivi di medio - lungo periodo. Diversamente, per quel che riguarda la sola capacità predittiva del rischio vulcanico, l’Osservatorio Vesuviano dispone di tutta la tecnologia necessaria al costante monitoraggio della situazione, che, all’oggi, non presenta alcun genere di criticità.
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